Abbiamo vissuto una pagina non esaltante della pallacanestro a Palermo, con la partita di cui all’oggetto.
Ritengo che un errore di valutazione da parte del designatore sia all’origine di questa protesta. Il primo arbitro Alberto Chirizzi ha interpetrato ( e non è purtroppo la prima volta) il suo ruolo in modo molto personale, dimostrando che dopo molti anni di arbitraggio ancora oggi non ha le idee chiare sui seguenti punti:
1. di non possedere un metodo generale di valutazione
2. di non sapere entrare nello spirito della gara
3. di non saper gestire situazioni speciali: falli tecnici, falli intenzionali (criterio di volontarietà), interferenze sulla palla
4. di non sapere cooperare e collaborare con l’altro arbitro, di non avere un criterio e valutazione della regolarità del terreno di gioco e delle attrezzature
5. di non sapere la posizione e la responsabilità degli arbitri, guida e coda
6. di non possedere la tecnica dell’arbitraggio e divisione delle responsabilità in campo
7. di non saper la corretta segnalazione, procedure e violazioni
Sul secondo arbitro Lo Piccolo non siamo in grado di esprimere un giudizio. Quanto affermato fino ad ora porta a una prima considerazione, il mestiere dell’arbitro di pallacanestro, non lo si può insegnare facendo fare delle esperienze su partite dove una squadra viene designata “cavia” e l’altra ne approfitta per ottenere un vantaggio che le consentirà di avere un risultato favorevole in quanto così si falsa il concetto di lealtà sportiva.
Un solo dato tecnico può bastare, alla squadra Basket Club che difendeva a zona sono stati fischiati 30 falli, al Ginnic Club che difendeva a uomo press tutto campo appena 19 falli; alla squadra Basket Club sono stati fischiati numero 18 infrazioni di passi, alla squadra Ginnic Club nessuna.
Il secondo aspetto è positivo, nonostante il cattivo arbitraggio le due squadre non hanno ceduto alla tentazione della provocazione e della reazione, ottenendo così il risultato che nessuno si sia fatto del male.
In questi ultimi anni la Federazione sta investendo sulla “formazione”, che rappresenta la nuova sfida e a Rimini il 26-27 Novembre 2007 sono stati convocati ben 170 formatori provenienti da tutta l’Italia rapprensetati da allenatori giovani, fino a un allenatore di 83 anni (Settimo Pagnini) tutto ciò per affermare che l’aspetto formativo, psicologico, caratteriale, sociale ed etico non lo si insegna con la teoria ma principalmente con la pratica e l’esperienza di chi è più “anziano” il quale alla fine della carriera arbitrale può cedere le sue conoscenze come risorsa ad un arbitro più giovane che abbia così l’umiltà di imparare sul campo.
Come allenatore, formatore ed educatore mi scuso se alla fine della partita non ero sereno e non ho certo commentato con favore l’esito della partita. Ai giocatori del Ginnic Club va riconosciuto che hanno svolto correttamente il loro ruolo, ma forse mi sarei aspettato più solidarietà dal collega dell’altra panchina il quale probabilmente ha valori diversi dai miei.
Nella speranza di aver contribuito a favorire un confronto dialettico con il Comitato Provinciale della C.I.A. di Palermo e con l’ufficio gare, con il comitato regionale della Sicilia e con tutti i responsabili della formazione e addestramento degli arbitri colgo l’occasione per inviare